KURDBÛN - ESSERE CURDO
 

VENERDI 03/6

► ore 16.45

 

ORIONE A FESTA
IL MEGLIO DELLA STAGIONE
 

Regia: Fariborz Kamkari
Sceneggiatura: Fariborz Kamkari Fotografia: Baran Yasak
Musiche: Mario Berlinguer
Montaggio: Paolo Modugno
Altri titoli: Kurdbun - to be kurdish Durata: 90'
Colore: C
Genere: DOCUMENTARIO
Produzione: FABRIZIA FALZETTI PER FAR OUT FILMS,

ADRIANA CHIESA DI PALMA PER ACEK S.R.L.
Distribuzione: OFFICINE UBU

 

Il documentario ripercorre i settantanove giorni di assedio da parte dei carri armati turchi a Cizre, città curda nel sudest della Turchia al confine con la Siria e l'Iraq. Un'azione punitiva non annunciata dal governo dopo la vittoria alle elezioni del partito democratico filocurdo HDP riuscito a entrare nel Parlamento di Ankara. Ad essere ricostruita è la drammatica esperienza dell'assedio vissuto dalla giornalista curda Berfin Kar, che insieme al suo cameraman è rimasta bloccata nella città durante tutto il periodo dei bombardamenti, documentando giorno dopo giorno la violazione dei diritti umani perpetrate dall'esercito turco contro donne, anziani e bambini, ma anche il coraggio degli abitanti nel trovare forme di sopravvivenza e resilienza quotidiana.
La reporter Berfin Kar - simbolo del coraggio della libertà di stampa - oggi si trova in Turchia in attesa di essere processata. Dopo la fuga da Cizre si era rifugiata in Europa con gli hard disk contenenti le riprese di quei giorni e tramite un network di filmmaker curdi è riuscita a contattare del pluripremiato regista, sceneggiatore e scrittore curdo-iraniano Fariborz Kamkari (Pitza e Datteri, I fiori di Kirkuk) a cui ha proposto di visionare il girato. Attraverso questo documentario, ispirato dall’incredibile diario di guerra per immagini di Berfin Kar, Kamkari ha voluto raccontare l’esperienza, sua personale e di molti altri, di ciò che significa essere Curdo.
 
"UNA CORAGGIOSA IMMERSIONE NELLA TRAGEDIA PER RACCONTARE LA CRONACA DI UN MASSACRO" (MYmovies)
 
“Se sei curdo o rimani inerme o diventi partigiano, oppure un collaboratore. Anche io sono stato un bambino, come quelli che si vedono nel documentario, che perdono la casa, i familiari. Io lì per lì non mi rendevo conto, poi crescendo ho capito che il mio dovere era quello di raccontare, sopratutto oggi, dato che si continua a nascondere quello che succede in Kurdistan e non se ne parla. […] Per fortuna o per caso ho scoperto il cinema ed è diventato uno strumento efficace, un megafono per poter raccontare la storia e le tragedie che affliggono il mio popolo." (Il Regista Fariborz Kamkari)
 
 
 
 
 
 

 

 

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