FIGLIO DI NESSUNO


DOMENICA 31/5

► ORE 16.00

 

 PREMIO FIPRESCI E PREMIO DEL PUBBLICO-VENEZIA, 2014

 

Regia: Vuk Rsumovic

Attori: Denis Muric - Pucke, Milos Timotijevic - Ilke, Pavle Cemerikic - Zika, Isidora Jankovic - Alisa, Tihomir Stanic - Custode, Borka Tomovic - Insegnante, Goran Susljik - Padre di Zika, Zinaida Dedakin - Cuoco, Branka Selic - Dottore, Mihailo Laptosevic - Soldato, Draginja Voganjac - Donna, Marija Opsenica - Madre di Ilke, Ljuba Todorovic - Preside, Bora Nenic - Ciabattino, Hajrudin Basic - Poliziotto, Janko Gacic - Tajp, Pavle Simovic - Sugavi, Dejan Tosic - Roki, Emanuel Ajeti - Musavi, Milutin Milicevic - Martin, Ivana Zecevic - Ragazza del negozio del ciabattino, Miodrag Jelic - Protettore, Biljana Vucic - Impiegato comunale, Igor Borojevic - Cacciatore

Sceneggiatura: Vuk Rsumovic

Fotografia: Damjan Radovanovic

Musiche: Jura Ferina, Pavao Miholjevic

Montaggio: Mirko Bojovic

Scenografia: Jelena Sopic

Costumi: Maja Mirkovic

Effetti: Vladan Duric

Altri titoli: No One's Child

Durata: 97'

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: DCP, CINEMASCOPE (1:2.39)

Produzione: MIROSLAV MOGOROVIC PER ART&POPCORN,

IN COPRODUZIONE CON VUK RSUMOVIC PER BABOON PRODUCTION, KINORAMA, RTS

Distribuzione: CINECLUB INTERNAZIONALE

 

 

Primavera 1988. Un bambino, cresciuto tra i lupi, viene ritrovato nelle montagne della Bosnia. Haris, questo il nome che gli viene dato, viene inviato all'orfanotrofio di Belgrado dove stringerà una forte amicizia con un bambino di nome Zika e col tempo riuscirà a pronunciare le sue prime parole. Ma nel 1992, durante la guerra, viene rimandato in Bosnia e richiamato al fronte. Qui, una notte, Haris prende per la prima volta nella sua vita una decisione da solo. Basato su una storia vera.

 

"È tutto da scoprire questo film fantastico (...). Emozionante sempre ma sconvolgente nel finale, il film del 40enne Vuk Rsumokiv è di commovente freddezza ma con lo sguardo critico e una pietas crudele per la sorte jugoslava. Negli occhi di Denis Muric si legge il bene e male della nostra civiltà, dall'ignoranza al dolore." ('Corriere della Sera')

 

"È tutto da scoprire questo film fantastico (...). Emozionante sempre ma sconvolgente nel finale, il film del 40enne Vuk Rsumokiv è di commovente freddezza ma con lo sguardo critico e una pietas crudele per la sorte jugoslava. Negli occhi di Denis Muric si legge il bene e male della nostra civiltà, dall'ignoranza al dolore." ('Corriere della Sera')


"Gradualmente ma nettamente (...) il film si distacca dai confronti con opere (anche se la sensibilità truffautiana resta) riferite a realtà e/o leggende del passato lontano, e dal loro sguardo pedagogico, filosofico, antropologico, perché la vicenda s'intreccia, con mirabile fluidità, alla contemporaneità storica. La disintegrazione della Jugoslavia, le guerre, la divisione e la ferocia etnica. (...) Alcuni dettagli simbolici parlano al posto delle spiegazioni: le scarpe, quelle da ginnastica sostituite con gli anfibi, la comparsa delle armi e della reciprocità di odio tra persone che appena poco prima convivevano. Il senso, che passa appunto attraverso una rappresentazione quasi muta e tutta condivisa con il punto di vista selvaggio e innocente del protagonista, è quello di un percorso che al piccolo Haris ha tolto più che dato. Si è parlato di 'purezza' per questo film e la definizione è calzante. La condivisione di punto di vista si esprime delicatamente nei tagli di inquadratura all'altezza, variabile nel corso della storia, dello sguardo di Haris, facendo propri tanto la sua diffidenza che i suoi incantamenti. L'interprete, che si chiama Denis Muric, fornisce una prova di grande intensità." ('La Repubblica')


"(...) il regista e sceneggiatore di Belgrado, classe 1975, sa infondere in una storia individuale, e così idiosincratica, i cascami sociali del conflitto nell'ex Jugoslavia. E lo fa senza sforzi, bensì umanisticamente, contrapponendo l'umanità delle bestie alla bestialità degli uomini. Non scomodiamo 'II ragazzo selvaggio' di Truffaut o un 'Libro della giungla' balcanizzato, ma non si fa dimenticare: guerra e pace, romanzo di formazione e favola morale, dramma privato e ricadute geopolitiche, stile già maturo e metafore non peregrine, 'Figlio di nessuno' non cerca (solo) il sensazionalismo, ma la sensibilità. La nostra: lo adottiamo?" ( 'Il Fatto Quotidiano')


"C'è quasi più Spielberg che il Truffaut de 'II ragazzo selvaggio' (i due si adoravano e quindi il binomio ha senso) in questo debutto di grande precisione: gli adulti non vengono inquadrati inizialmente in volto ('E.T.') e la guerra diventa una mattanza senza suono per via della perdita dell'udito ('Salvate il soldato Ryan'). Finale aperto. Pochi dialoghi, attori giovani pazzeschi. Regista assai promettente." ('Il Messaggero')



 

 

 

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