GODLAND

NELLA TERRA DI DIO


GIOVEDI 26/1 
► ORE 19.00
 
VENERDI 27/1 
► ORE 18.30
 
SABATO 28/1 
► ORE 17.15
 
DOMENICA 29/1 
► ORE 18.30
 
PRIMA VISIONE
 IN ESCLUSIVA

 

Regia: Hlynur Pálmason

Attori: Elliott Crosset Hove - Lucas, Victoria Carmen Sonne - Anna, Ída Mekkín Hlynsdóttir - Ida, Ingvar E. Sigurðsson - Ragnar, Jacob Lohmann - Carl, Hilmar Guðjónsson - Traduttore, Waage Sandø - Vincent

Sceneggiatura: Hlynur Pálmason

Fotografia: Maria von Hausswolff

Musiche: Alex Zhang Hungtai

Montaggio: Julius Krebs Damsbo

Scenografia: Frosti Fridriksson

Costumi: Nina Grønlund

Suono: Björn Viktorsson, Kristian Eidnes Andersen

Durata: 143

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Produzione: SNOWGLOBE. COPRODUZIONE: MANEKI FILMS, GARAGEFILM INTERNATIONAL AB, FILM I VÄST

Distribuzione: Movies Inspired

 

Alla fine del XIX secolo un giovane prete danese viene incaricato di una missione: raggiungere una parte remota dell'Islanda, fotografare la sua gente e costruire lì una piccola chiesa. Ma più si addentra nel paesaggio spietato, più si allontana dal suo scopo, dalla sua missione e dalla sua moralità.

 

" AL TERZO LUNGOMETRAGGIO HLYNUR PALMASON CENTRA IL CAPOLAVORO. IL VIAGGIO IMPOSSIBILE DI UN PRETE DANESE NELL'ISLANDA DI FINE OTTOCENTO"

(CINEMATOGRAFO)

    

"La cosa divertente è che è stato girato nella zona da dove vengo, sulla costa sudorientale dell’Islanda, quindi è molto personale. Un’area molto vasta, molto isolata. Non eravamo una grande troupe e non avevamo molti soldi, ma abbiamo usato davvero quello che avevamo e abbiamo protratto le riprese per un lungo periodo invece di avere una grande troupe per un breve periodo. Il piano era di girare in ordine cronologico e sono molto felice che abbia funzionato. Fisicamente è stato difficile – Elliott Crosset Hove (che interpreta Lucas) ha perso dodici chili, credo – ha preso davvero sul serio la cosa. Sono stato molto felice di vedere il suo decadimento fisico. Le riprese sono andate avanti per due anni." (Il Regista Hlynur Pálmason)

 

 
"Bressoniano nella forma (e perché no, anche nella sostanza), Godland è un film per certi aspetti straordinario, capace di calamitare lo sguardo dello spettatore grazie ad una serie di scelte che alternano senza manierismi le camere fisse sui vari “passaggi” della natura (meraviglioso quel timelapse per mostrare il corpo del cavallo in decomposizione) e movimenti circolari che catturano “l’intorno” di situazioni differenti (si pensi alla festa di matrimonio in cui la macchina da presa si allontana lateralmente da Ragnar che suona la fisarmonica per poi ritornare a lui dopo un lento giro a 360°). Ancora una volta, dunque, ma con una maestria differente, Pàlmason ragiona sulla natura brutale e al tempo stesso meravigliosa (“è terribile. E bello”…) e su quanto allo stesso modo la natura degli uomini sia capace di imprevedibili slanci e limitazioni insormontabili, facendo riecheggiare suggestioni che riportano anche a Jauja di Lisandro Alonso, che otto anni fa il Festival di Cannes ospitava in Un Certain Regard."
(Cinematografo)
 
"Tra le sorprese più inaspettate della settantacinquesima edizione del Festival di Cannes si può annoverare anche il nuovo film di Hlynur Pálmason: per quanto sia Winter Brothers (2017) che A White, White Day – Segreti nella nebbia (2019) abbiano infatti i loro numerosi estimatori – anche in campo festivaliero, visto che l’esordio vinse il premio per l’interpretazione maschile a Locarno e l’opera seconda un riconoscimento analogo alla Semaine de la Critique, per poi trionfare al Torino Film Festival –, è sempre sembrato mancare qualcosa al cinema del giovane regista islandese, soprattutto nella capacità di costruire personaggi per i quali fosse possibile creare una forte empatia, al di là delle loro zone d’ombra. L’impressione è quindi che Godland, presentato in concorso in Un certain regard a Cannes, dove pure è rimasto escluso dal palmarès, rappresenti un punto di svolta non indifferente all’interno del percorso autoriale di Pálmason.
Se è la natura a dominare la prima parte del film, grazie anche al ricorso al rapporto d’aspetto di 1.33:1 che rimanda a un cinema d’antan e dunque di scoperta del “meraviglioso”, l’umano con le sue contorsioni mentali e sentimentali occupa lo schermo in modo assoluto nella seconda. Il western entra dunque in dialettica con Dreyer e Bresson, sia nella forma che nell’indagine spirituale, con il tema centrale dell’impossibilità di un dialogo concreto che raggiunge l’acme drammatico fino al punto di non ritorno. Godland è un film ambizioso, coraggioso, che sa lasciare senza fiato e avrebbe forse meritato un’attenzione maggiore da parte di una giuria, quella di Un certain regard, che non lo ha ritenuto degno neanche di menzione"
(Quinlan)
 
”È facile perdere la testa lì”, “non ha nulla a che fare con la Danimarca, tutto è diverso”: eruzioni vulcaniche sulla costa orientale, potenziale innalzamento del livello dei fiumi, fetore nell’aria, fuorviante sole di mezzanotte in estate… “Dovrai adattarti” ma “nessuna missione è impossibile”. Per Lucas, giovane sacerdote inviato in Islanda alla fine del XIX secolo per costruire una chiesa prima dell’inverno successivo e per documentare il luogo fotografando la popolazione locale, il mandato è presentato come “gigantesco” dalla sua gerarchia religiosa, anche se una guida nativa sarà lì a sostenerlo. È al centro di questo viaggio epico che ci ritroviamo nello spettacolare e non meno intenso Godland di Hlynur Pálmason, presentato nel programma Un Certain Regard del 75° Festival di Cannes, un’opera di altissimo livello artistico, che esplora in profondità il legame schiacciante tra i poteri millenari della natura e le enormi falle morali che si rivelano quando gli esseri umani sono spinti ai loro limiti. Questo film conferma la progressiva ascesa verso i vertici del cinema mondiale di un regista di grande talento dopo Winter Brothers (premiato in concorso a Locarno nel 2017) e A White, White Day (Semaine de la Critique a Cannes nel 2019)."
(Cineuropa)
 
 
 
 

 

 

 

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