NOI CE LA SIAMO CAVATA

 
A GRANDE RICHIESTA PROSSIMAMENTE 
NUOVAMENTE IN PROGRAMMAZIONE
 
● A TRENT'ANNI DA "IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO" DI LINA WERTMÜLLER, CHE FINE HANNO FATTO I RAGAZZI DEL MAESTRO MARCO TULLIO SPERELLI (INTERPRETATO DA PAOLO VILLAGGIO)?
 
● PRESENTATO AL TORINO FILM FESTIVAL 2022
 
PRIMA VISIONE IN ESCLUSIVA

 

Regia: Giuseppe Marco Albano

Attori: Lina Wertmüller, Adriano Pantaleo, Ciro Esposito, Isa Danieli, Paolo Bonacelli,

Gigio Morra, Ciro Ippolito, Stefano Amatucci, Andrej Longo

Sceneggiatura: Andrej Longo, Giuseppe Marco Albano, Adriano Pantaleo,

Cinzia Masotina

Fotografia: Francesco Domenico D'Auria

Musiche: Roberto G. Pellegrino

Montaggio: Dario Incerti

Durata: 72' Colore: C

Produzione: CIRO IPPOLITO PER MEDITERRANEO CINEMATOGRAFICA E TERRANERA

Distribuzione: LO SCRITTOIO

 

Un furgone giallo gira per le strade di Napoli: a guidarlo è Adriano Pantaleo, che esordì sul grande schermo a 7 anni, tra i giovanissimi protagonisti del film di Lina Wertmuller “Io speriamo che me la cavo”. Oggi che è un attore affermato, è deciso a ritrovare i compagni di quella incredibile avventura per scoprire se anche loro nella vita se la sono cavata. Una réunion in occasione del trentennale del film che diventa un racconto divertente e emozionante tra passato e presente, ricco di aneddoti e interviste con gli attori professionisti e gli addetti ai lavori che contribuirono al grande successo di pubblico del film. Un ritratto inedito di quella Napoli che, come sosteneva la grande regista scomparsa un anno fa, al di là degli stereotipi, è popolata da tante famiglie “per bene.” In chiusura del documentario l’ultima apparizione in video della stessa Wertmuller, entusiasta dell’idea prospettatale da Albano e Pantaleo nel 2020 di realizzare un documentario che raccontasse il seguito del suo film.

 

" UN DOC LEGGERO MA DALLO SGUARDO PROFONDO CHE RITROVA I PROTAGONISTI DI IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO."

(MYmovies)

    

"Io speriamo che me la cavo è diventato subito uno dei miei film preferiti da bambino, perché girato a pochi chilometri dal mio paese, vicino Taranto. Quando ho incontrato Adriano la prima volta, gli ho chiesto che fine avessero fatto tutti gli altri bambini e quando lui mi rispose “me lo chiedono tutti” abbiamo capito che dovevamo farne un documentario”.

(Il Regista Giuseppe Marco Albano)

 

"In questi 30 anni mi hanno proposto diversi progetti su quel mio primo film, ma ho sempre sentito che non era il momento giusto. Dopo l’incontro con Giuseppe si sono andate ad incastrare tante cose, l’avvicinarsi dell’anniversario dei 30 anni, poi l’Oscar a Lina Wertmüller e il momento è finalmente arrivato.Io speriamo che me la cavo è stata l’esperienza più formativa di tutta la mia carriera. Da Lina e Paolo abbiamo appreso rigore e professionalità. Con Lina ho avuto l’onore di poter lavorare altre volte, abbiamo continuato a vederci, passavo spesso a trovarla nella sua casa a Piazza del Popolo a Roma. Chiacchieravamo molto e quando ho scoperto che sarei diventato papà di Margherita, la mia prima figlia, ho sentito l’esigenza di di dirglielo subito. Anche di Villaggio ho tanti ricordi, ci aspettavamo di incontrare Fantozzi sul set, invece abbiamo trovato un grande professionista. Sono cresciuto con una nostra foto appesa sopra il letto: c’era Paolo, con un cappottone, sotto il quale spuntavano due gambine: erano le mie. Mi aveva avvolto per proteggermi dal freddo”

(L'attore ed Autore Adriano Pantaleo)

"Il film racconta, tra ricordi e interviste ai protagonisti, le vite di quei giovanissimi attori che trent’anni fa furono i protagonisti di Io speriamo che me la cavo, di Lina Wertmüller, tratto dall’omonimo romanzo di Marcello D’Orta. Adriano Pantaleo, oggi attore di cinema e teatro, nonché autore, che nel film ha interpretato Vincenzino, si è messo alla guida di uno scuola-bus per ritrovare i suoi ex compagni della terza B della scuola elementare di Corzano, nome di fantasia, dove il maestro genovese Marco Sperelli (Paolo Villaggio) era stato trasferito per errore. Il racconto delle vite di quei ragazzini, che il grande successo di pubblico all’epoca ha reso famosi in tutta Italia, diventa l’occasione per far rivivere ricordi e scoprire se “anche loro se la sono cavata”. Per alcuni la vita non ha avuto un andamento lineare, ma tutti quei piccoli attori selezionati dopo migliaia di provini, e che oggi sono madri e padri, alla fine hanno trovato la propria strada e non hanno mai dimenticato quell’esperienza incredibile"
(Sentieri Selvaggi) 

 

 

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